|
In calo del 4% le presenze in Italia
di Nicoletta Cottone
Il turismo italiano perde quote di mercato, soprattutto nei confronti di
Spagna e Croazia che segnano una costante crescita delle presenze. In
generale il turismo made in Italy registra un meno 4% delle presenze, con
luci e ombre: la crisi colpisce particolarmente l’agriturismo (- 10,9%) e
il turismo balneare tradizionale (- 5,5 per cento). In notevole calo anche
il mercato delle case in affitto, che ha avuto una diminuzione dei
movimenti del 9 per cento. In aumento, invece, le presenze nelle città
d’arte (+3,2%), il turismo nei parchi (+ 2,5%) e quello termale (+ 1 per
cento). I dati emergono dalla quattordicesima edizione del "Rapporto sul
turismo italiano", presentato questa mattina a Roma, 900 pagine di analisi
realizzate da Mercury, con il coordinamento di Emilio Becheri e la
direzione scientifica di Piero Barocci.
Il calo più consistente riguarda Nord Ovest e Centro, che perdono il 6%
degli stranieri e il 3% degli italiani. In particolare, oltre alla fuga
dei tedeschi, diminuiscono i turisti provenienti da Francia, Belgio,
Austria e Paesi Bassi. In aumento, invece, statunitensi e giapponesi.
I dati provvisori registrano nel 2004 344,9 milioni i pernottamenti, per
un complesso di 85,9 milioni di arrivi, con una permanenza media di 4,02
giorni. In pratica gli arrivi sono aumentati del 3,8%, ma le permanenze
medie sono diminuite: nel complesso, dunque, le presenze sono aumentate
dello 0,2 per cento. Sono interessati da una crescita sostenuta gli
alberghi (+ 4,9%), soprattutto al Nord, e i campeggi.
«Se incrociamo correttamente i dati della ricerca - sottolinea Amedeo
Ottaviani, commissario straordinario dell’Enit - troviamo due indicazioni
significative: la prima è che l'offerta turistica progredisce e si
rinnova, la seconda è una flessione dei consumi turistici interni e un
trend difficile per alcune correnti estere, con punte di maggiore
criticitá sul versante balneare. Incrociando questi due indicatori, si
arriva a una conclusione: c'è una forte spinta alla valorizzazione delle
risorse turistiche del nostro territorio e non c'è affatto la sensazione
che le difficoltà si siano tradotte in disinvestimenti, delocalizzazioni,
trasferimenti di capitali e talenti imprenditoriali in altri mercati».
Il fatturato nell’industria dei viaggi e del turismo in Italia nel 2004 si
è chiuso con una variazione nominale pari a + 1,9% e reale di meno 0,3%,
grazie agli arrivi stranieri. Lo scorso anno la spesa pro capite
giornaliera degli stranieri è stata calcolata in 88 euro, contro gli 85
del 2001, con una notevole forbice rispetto al comportamento degli
italiani (68 euro).
Sono stimati in 86,8 miliardi di euro i consumi turistici in Italia nel
2004, divisi fra 28,75 miliardi spesi dagli stranieri e 58 dagli italiani,
che muovono il 66,9% della domanda. Il valore aggiunto attivato dai
consumi turistici ha raggiunto nel 2004 i 68,3 miliardi di euro, con una
diminuzione del 2,9% rispetto al 2003. «Questo valore - spiega Mara
Manente del Ciset, fra gli autori del rapporto - pari a circa il 5,1% di
tutto il valore aggiunto prodotto in Italia, rimane più del doppio di
quello prodotto dal comparto agricolo-alimentare, quasi tre volte la
ricchezza generata dal settore tessili, abbigliamento, cuoio e calzature».
Insomma, nonostante la contrazione, il settore ha tenuto.
Le entrate turistiche reali sono passate dai 26,7 miliardi di euro del
2000 a 23 nel 2004, con un decremento complessivo in quattro anni del 14%,
ma con un recupero dell’1% lo scorso anno rispetto al 2003.
Nel 2004 il valore aggiunto attivato dai consumi turistici in Italia è
stato di 44.304 milioni di euro, con un calo del 3% rispetto al 2003,
legato al rallentamento del turismo domestico. La componente lavoro ha
interessato, comprendendo le attività indirette, 2.299.000 di persone, con
un’incidenza dell’occupazione turistica del 9,4% del totale nazionale.
La condizione fondamentale per garantire lo sviluppo del settore, secondo
Ottaviani, è una politica di sistema. «Credo che l’apertura di un tavolo
tra istituzioni e imprese - dice Ottaviani - sia maturo per lanciare quel
grande patto per il turismo in grado di confermare che la prospettiva del
turismo è la migliore possibile per lo sviluppo e l’economia dell’Azienda
Italia».
Da Federalberghi arriva la richiesta, nella Finanziaria in arrivo, di
interventi sull’Iva, accompagnati da finanziamenti per la promozione, con
la partecipazione delle Regioni. «Chiediamo di avere la stessa Iva di
Francia e Spagna - sottolinea Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi -
ma capiamo che è una misura troppo onerosa per le casse dello Stato.
L’alternativa è quella di rendere almeno parzialmente deducibile l’Iva sul
turismo congressuale». Il presidente di Federalberghi ha anche annunciato
che prima delle elezioni chiederà ai due schieramenti di presentare
programmi specifici per il turismo.
27 settembre 2005
ilsole24ore.com
|