tempesta solare altera le telecomunicazioni

 

di Franco Foresta Martin

Aurore polari sono state segnalate in diverse regioni dell'America e del nord Europa. Disturbi alle telecomunicazioni e ai telefonini

È come un grande occhio scuro collocato al centro del Sole. Gli astronomi lo chiamano «il complesso di macchie 798/808». Si tratta di un vortice elettromagnetico che, dal 7 settembre scorso, espelle particelle elementari e getti di gas roventi nello spazio con una violenza diverse volte sopra la media. Finora gli astronomi hanno contato sette maggiori eruzioni e prevedono che il fenomeno andrà avanti per una decina di giorni. Dopo avere attraversato i circa 150 milioni di chilometri che separano il Sole dalla Terra, viaggiando a velocità di circa mille km al secondo, il turbine di particelle solari (per lo più protoni) investe il campo magnetico terrestre, una specie di guscio immateriale che ci protegge dalle radiazioni cosmiche, penetra dalla parte delle zone polari e investe l'alta atmosfera. L'impatto silenzioso, ma molto energetico scatena tutta una serie di fenomeni: alcuni semplicemente spettacolari, altri decisamente negativi per le telecomunicazioni e i voli spaziali.

Diverse aurore polari, una specie di mutevoli nubi luminescenti visibili in piena notte, sono state segnalate e fotografate in diverse regioni dell'America e dell'Europa settentrionale. Meno divertenti gli oscuramenti o i blackout intermittenti di alcune trasmissioni ad alta frequenza che si basano sulle riflessioni delle onde radio da parte della ionosfera (uno strato dell'alta atmosfera). In questi giorni, infatti, la ionosfera è satura di particelle solari e, piuttosto che riflettere, assorbe le onde radio. Il servizio di meteorologia spaziale americano Spaceweather segnala pure il rischio di disturbi diretti ai nostri telefonini quando il Sole è basso sull'orizzonte.

Infine, a causa dell'intenso «vento solare», la parte più periferica della nostra atmosfera si è riscaldata, si è dilata e ha fatto rallentare la corsa di alcuni satelliti artificiali posti in orbite basse, i quali ora rischiano di cadere, a meno che non siano dotati di apparati a getto per il riposizionamento in orbita. Il complesso 798/808 è talmente vasto, oltre una decina di diametri terrestri, da essere visibile senza strumenti ottici, a condizione di proteggersi gli occhi con speciali filtri solari, altrimenti si rischiano seri danni alla vista.


12 settembre 2005
 

 
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