una manovra da 22,5 miliardi di euro

 

Il pacchetto di misure consentirebbe una correzione del deficit pari allo 0,8% del Pil. Prende corpo il taglio all'Irap

di Nicoletta Cottone



È partito il tam tam di voci e indiscrezioni sulla Finanziaria per il 2006. A via XX Settembre dalla fase di quantificazione delle misure che dovranno essere varate entro il prossimo 30 settembre si è passati in queste ore alla predisposizione dell’articolato. Da questa mattina sono iniziati a Palazzo Chigi gli incontri per mettere a punto il testo della Finanziaria. La manovra di fine anno, è valutata in 22,5 miliardi di euro che consentono la correzione del deficit per 11,5 miliardi di euro, pari allo 0,8% del Pil, come direttamente richiesto al ministro dell’Economia e delle Finanze Domenico Siniscalco dalla Commissione europea.


Sembra prendere corpo il più volte promesso taglio dell’Irap. Un intervento, questo, quantificato in due miliardi di euro e con molta probabilità, destinato ad alleggerire l’incidenza del costo del lavoro su imprese e professionisti. Per questo si riapre la caccia all’evasore e la manutenzione della base imponibile, con una stima di gettito di 3,2 miliardi di euro. Le risorse necessarie a sostenere, poi, anche investimenti per 3 miliardi di euro potrebbero arrivare da tagli a Enti locali e ministeri. Questa cifra dovrebbe poter sostenere almeno in parte il rifinanziamento della legge obiettivo con interventi sulle infrastrutture. Si tratterebbe di una riduzione del 30% delle dotazioni di spesa per consumi intermedi e investimenti fissi lordi non obbligatori per dicasteri ed enti pubblici non territoriali. Giro di vite anche sulla metà della disponibilità di spesa per consulenze esterne alla pubblica amministrazione e del 40% sulle “auto blu”.


Il pacchetto di misure allo studio prevede l’eliminazione del tetto del 2% alla spesa per investimenti, introdotto dalla manovra 2005. Escluso, per ora, l’aumento dell’imposta sulle rendite finanziarie, anche se l’Udc ha chiesto di valutare un aumento della tassazione sulle rendite, con una franchigia per i titoli di Stato.


Nel mirino, infine, anche gli stipendi di parlamentari ed eurodeputati, che dovrebbero rinunciare al 10% delle retribuzioni. Misura che alcuni vorrebbero estendere a tutti gli organi costituzionali e alla magistratura.


I lavori proseguono e non si escludono interventi mirati e frutto degli incontri politici che il Governo ha avviato. Sotto osservazione oltre al già citato intervento sulle rendite finanziarie ci sarebbe anche il ritocco alle aliquote Iva per far cassa e il bonus fiscale alle famiglie per contrastare il caro petrolio.



 

15 settembre 2005

 

ilsole24ore.com
 

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