ozi provenzali



Lungo il mare spiagge solari, calette frastagliate, giardini botanici. Nell'entroterra una collana di piccoli borghi medievali appollaiati sulla collina, tra ulivi e vigne. La costa tra Tolone e Bandol alterna all'attività balneare i ritmi pigri del villaggio. E regala cieli blu lavanda e profumo di macchia.

di Rosalba Graglia


Immaginate un piccolo borgo del Midi arroccato sulla collina, meno di 20 chilometri alle spalle di Tolone. Attorno foreste di pini e vigneti, sullo sfondo il massiccio della Sainte-Baume e di fronte una vista spalancata fino al mare. E dentro, racchiusi nelle mura, scorci di Medioevo, fra stradine fiorite e case di pietra dorata. È La Cadière d'Azur, quintessenza della Provenza di Giono e di Pagnol, da vivere nel fascino dell'estate. Perché se tutte le stagioni sono belle in Provenza, l'estate, indubbiamente, ha qualcosa di più autentico, di più assoluto. L'estate che regala i cieli blu lavanda e i profumi della macchia, il frinire delle cicale e le partite di pétanque all'ombra degli ulivi, le atmosfere dolcemente sonnolente del pomeriggio e i caffè sotto i platani sulla piazza. E accende mare e calanques di una luce abbagliante.

Qui, nell'entroterra della costa provenzale, dipartimento del Var, la giornata è scandita, da sempre, dai rituali del petit village: il panificio per la baguette appena sfornata e i croissant caldi, il caffè per l'aperitivo al pernod, il mercatino di frutta, verdura e fiori la mattina del giovedì. Immagini di una Provenza da cartolina, con la differenza - non da poco - che non si tratta una ricostruzione a uso dei turisti: è la vita vera di un borgo antico - citato già nel 977, quando si chiamava Cathedra - appena defilato dalle spiagge (il mare è a 6-7 km) e forse per questo così affascinante.

Niente di monumentale, «da non perdere» come dicono le guide turistiche, a La Cadière, dove il passato non è una presenza posticcia e un po' ingombrante, ma una perfetta armonia con il presente. I resti delle mura e delle tre porte maestose, Porte Saint Jean, Porte Mazzarine e Porte de la Colle, con i battenti in legno e gli enormi chiodi, fanno parte del quotidiano e l'orologio di ferro segna le ore dalla torre costruita nel 1551 a dominare il villaggio. Centro del mondo a La Cadière è place Jean Jaurès, con l'animazione dei negozi: la macelleria-salumeria, la drogheria, i bistrot. Qui si passa un po' tutti, prima o poi, e qui si incontrano tutti, i bambini corrono e giocano, i grandi siedono nella terrazza del caffè a cercare un po' di fresco, i vecchi stanno sulle panchine, bastone in mano e baschetto d'ordinanza di tela beige in testa.

Mentre i «forestieri» si perdono nel labirinto di stradine sempre più strette e salgono per le scalinate che abbracciano le case racchiuse dentro la cinta di mura, affascinati da luoghi e atmosfere. Tappa obbligata la chiesa di Sant'Andrea, costruita nel Cinquecento sulle rovine di una chiesetta del XII secolo, che vanta la campana più antica di tutto il Var, datata 1458. La cappella di Santa Maddalena, di pietre a vista, sorge sulle rovine del castello feudale, e sulla piazza della chiesa la tavola d'orientamento di pietra e ceramica, con il villaggio e i dintorni, è opera di un'artista locale, Anne Marie Surlier, che ha la sua bottega proprio in paese.

 

Sono quasi tutte donne, le artigiane di La Cadière, e reinterpretano in modo personale l'arte di tessere, dipingere, lavorare la ceramica. Girare per le stradine fiorite, tra i negozietti-atelier (da non perdere quello di Pascal Cessou, che realizza splendidi trope l'oeil), consente di apprezzare una creatività sempre legata al territorio. Che si esprime non solo qui, ma anche negli altri villages perchés della costa provenzale. Da La Cadière fin giù a Tolone, è una costellazione di minuscoli borghi appollaiati sulle colline a guardare il mare. Distano l'uno dall'altro una manciata di chilometri, hanno tutti un'atmosfera da dolce Provenza, e ognuno qualcosa di esclusivo: occasione per un piacevole itinerario di scoperta.

Le Castellet, antica roccaforte del «buon re» Renato d'Angiò che nel Quattrocento era conte della Provenza, è uno dei più bei villaggi arroccati di tutta la regione, con i bastioni medievali, il castello che risale all'anno Mille, la chiesa del XII secolo e le case del Sei e Settecento dove si aprono decine di botteghe d'arte e artigianato: un insieme armonioso, profumato di erbe provenzali, di olive e di buganvillee. Le Beausset fa brillare al sole del Midi la pietra dorata della sua cappella romanica del XII secolo e dispiega una collezione di quasi un centinaio di commoventi ex voto alla Madonna.
Evenos, altro piccolo vecchio villaggio, meno conosciuto forse perché un po' più defilato, gioca invece con i colori intensi e gli scenari di rovine suggestive delle sue case di basalto, dominate dall'antica fortezza costruita sull'orlo di un picco vulcanico. Ollioules, ormai vicino a Tolone, raccolto attorno al castello feudale e sospeso su gole spettacolari, è votato all'artigianato d'arte, oltre che alla coltivazione dei fiori fin dall'Ottocento (a maggio tutto il paese è in festa per la fioritura, con l'immancabile sfilata dei carri fioriti) e a quella dell'ulivo, celebrato, insieme al vino, a ottobre.

Olio e vino sono i prodotti per definizione della zona, e a fare da trait-d'union tra i villages perchés sono gli ulivi e soprattutto le restanques, i terrazzamenti di vigneti. Qui nascono infatti i celebrati vini di Bandol, rossi, rosé e bianchi profumati, doc dal 1941, che prendono il nome dal porticciolo più animato della costa provenzale da dove, fin dall'Ottocento, venivano esportati, insieme all'olio locale. Così le storie e le atmosfere dell'entroterra si saldano con il mare, e il modo più piacevole per «scendere alla costa» è proprio una strada tra i vigneti, la D266 che da La Cadière in meno di 10 km arriva a Bandol.

 

Anche Bandol ha una storia antica. Un castello difensivo fu costruito in questo tratto di costa già nel Cinquecento: all'epoca il villaggio attorno contava appena poche capanne di pescatori e si chiamava Bendort. Poi, merito delle belle spiagge di sabbia, delle calette e delle calanques (Cassis dista una ventina di chilometri, e la roccia del litorale è la stessa) è diventata una località di villeggiatura, molto prima che Brigitte Bardot lanciasse la moda di Saint-Tropez. I primi turisti eccellenti si chiamavano Thomas Mann, Aldous Huxley, Marcel Pagnol, Mistinguett, Fernadel. Oggi su questa costa si fanno vela, sci d'acqua, paracadute ascensionale, immersioni: c'è persino il Museo della storia delle immersioni, a Sanary-sur-Mer, dedicato a Frédéric Dumas, che con quel nome da moschettiere è stato insieme a Cousteau uno dei pionieri delle avventure sotto i mari, e tra i pezzi esposti figura anche il fucile da sub di 007 in Operazione Tuono. Oppure più semplicemente si sta a prendere il sole sulla plage de Casino o sulla plage de Capelan. Le piccole baie della zona sono un incanto: acqua turchese, calanques di roccia rossa, sabbia dorata e pini marittimi sono il leitmotiv di tutto il litorale che va da Saint-Cyr a Six-Fours, e comprende pure un paio di isole, Embiez e Bendor.

Ci sono tutti gli elementi delle vacanze balneari, naturalmente: i parchi acquatici, i giardini botanici, il golf de Frégate, a Saint-Cyr, il casinò, musei d'arte e curiosità. La più inattesa è la copia in versione ridotta - una delle quattro esistenti in Francia, la più famosa è a Parigi - della Statua della Libertà di New York firmata Bartholdi che troneggia sulla piazza di Saint-Cyr, installata nel 1913 a commemorare l'arrivo dell'acqua corrente nel paese. La più culturale è la scoperta che Sanary, con le case bianche e rosa e il porticciolo dei pescatori, negli anni Trenta è stata una capitale della letteratura tedesca, luogo di rifugio per centinaia di scrittori e intellettuali oppositori del nazismo fuggiti dalla Germania di Hitler.

Ma chi viene qui d'estate ha voglia di mare, e il fascino maggiore della costa sta proprio nella natura e nel sentiero dei litorale, che si snoda tra porticcioli come Le Brusc, le spiagge di Les Lecques o della Mandrague, la villa romana di Tauroentum diventata museo. Qualche caletta solitaria la si scova anche in piena estate. L'idea più allettante è quella di infilare a piedi (ma calzando scarpe che non scivolano, e comunque occhio alle vertigini) la calanque di Port d'Alon, un tempo rifugio dei contrabbandieri, e conquistarsi un angolo di mare tranquillo.
Poi, dopo una giornata di mare e di sole, il piacere più grande è tornarsene nel verde, tra le colline. A guardare le stelle e sentirsi «chez soi» in un vecchio convento o in una bastide diventati hotel di charme. Lini bianchi, mobili d'epoca, persiane azzurre e profumo di lavanda: pura atmosfera di Provenza.

 

22 settembre 2005

panorama.it

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