irap, un fiume di ricorsi

 

di Antonio Criscione

 

L'attesa per la sentenza della Corte Ue e il «caso professionisti» fanno crescere le cause. Ad agosto a quota 41mila le nuove controversie sull'imposta regionale. Nel 2004 erano state meno di 13mila.

Boom di ricorsi alle Commissioni tributarie sul l'Irap. Le conclusioni dell'avvocato generale della Corte Ue sull'imposta regionale e gli effetti del contenzioso sui professionisti hanno prodotto un 2005 da record per il contenzioso tributario.
I dati sono impressionanti: il numero dei ricorsi in primo grado dall'inizio del l'anno a fine agosto (più di 41mila) è più del triplo rispetto a quelli registrati nell'intero 2004 e quasi la metà di quelli presentati nei quattro anni precedenti. Senza contare che l'anno non è chiuso e quindi è prevedibile che arriveranno ancora altre impugnazioni dei contribuenti nei prossimi mesi.


L'aumento delle liti. L'impennata è partita dal mese di marzo per crescere nei mesi immediatamente successivi (si vedano i grafici). Se, infatti, nei primi due mesi dell'anno il trend sembrava nella media degli anni precedenti, a marzo si è passati subito a 4mila ricorsi per arrivare quasi a 10mila nel solo maggio. Se si tiene conto che le conclusioni dell'avvocato generale, Francis G. Jacobs, che hanno "bocciato" l'Irap, sono state depositate lo scorso 17 marzo, si vede come l'incremento del contenzioso sia strettamente collegato al giudizio in corso davanti alla Corte Ue.
I contribuenti si sono, dunque, in gran parte rivolti al giudice tributario per precostituire un "titolo" per il rimborso dell'imposta nel caso di un verdetto negativo alla Corte di Lussemburgo per l'imposta regionale sulle attività produttive.
Il numero delle liti instaurate ai fini Irap si nota ancor di più se si pensa che il volume dei ricorsi alle Commissioni tributarie di primo grado era andato riducendosi negli anni, anche per l'effetto deflattivo del contenzioso indotto dai condoni. Nel 2004, infatti, le liti instaurate davanti alle Commissioni tributarie provinciali erano state 78.913: quindi i ricorsi Irap presentati quest'anno fino ad agosto sono più della metà di tutti quelli presentati nell'anno precedente alle Commissioni tributarie.


Le rassicurazioni delle Entrate. I contribuenti non hanno, dunque, tenuto conto delle indicazioni autorevolmente date dall'agenzia delle Entrate quando il direttore centrale Normativa e contenzioso, Vincenzo Busa, aveva spiegato (si veda «Il Sole-24 Ore» del 16 aprile) che non ci sarebbe stata nessuna necessità di fare subito ricorso ai giudici tributari. Busa aveva, infatti, sottolineato che l'inizio della lite si sarebbe reso necessario solo se l'ufficio avesse notificato al contribuente il diniego al l'istanza di rimborso (dalla data della notifica il contribuente avrebbe, infatti, 60 giorni per ricorrere). Accade, invece, più spesso che il contribuente non riceva alcun provvedimento: dopo 90 giorni dalla presentazione dell'istanza di rimborso, scatta il silenzio rifiuto che può essere impugnato davanti ai giudici. Busa, però, ricordava che c'è tutto il tempo per ricorrere, visto che per l'impugnazione vale la prescrizione civilistica decennale. Un ricorso troppo affrettato ai giudici avrebbe, inoltre, esposto i contribuenti al rischio di vedersi chiedere il rimborso delle spese processuali.
Nonostante queste rassicurazioni, però, il ricorso in massa alle Commissioni tributarie c'è stato. Probabilmente anche in considerazione del fatto che, al di là dei termini italiani, la Corte Ue in passato ha fatto valere retroattivamente gli effetti delle proprie sentenze, che bocciavano imposte degli Stati membri solo ai contribuenti che avevano in corso un contenzioso con l'amministrazione fiscale.


Il fronte dei professionisti. Dai dati riportati nelle tabelle si può, poi, trarre anche un'altra conclusione. Il contenzioso Irap è, infatti, rimasto approssimativamente costante nel triennio 2002-2004. Proprio nel 2002, però, si era verificata una prima impennata: la "giovane" imposta, infatti, era stata contestata in quasi 18mila casi, mentre l'anno precedente non si arrivava a 3mila ricorsi. Nel 2001 - va ricordato - c'era stata la sentenza della Corte costituzionale (la 156) che aveva aperto un varco ai contribuenti, spiegando che la mancanza di organizzazione faceva venir meno la soggettività ai fini Irap. È, quindi, possibile ritenere che l'impennata del 2002 riguardasse soprattutto i professionisti e i lavoratori autonomi privi di auotonoma organizzazione. Situazione che si riflette nei dati dell'appello che nel 2004 hanno toccato il record (in materia Irap di 7.454 ricorsi).
Al di là dei numeri che possono sembrare esigui, anche la situazione degli appelli è significativa. Mediamente, infatti, le decisioni delle Commissioni tributarie vengono impugnate nel 13% dei casi. Sull'Irap però - tenendo conto che le liti definite saranno meno dei ricorsi presentati - questa proporzione sembra ampiamente superata: cosa che si spiega anche con la frequente soccombenza degli uffici, che comunque hanno impugnato le decisioni loro sfavorevoli.

 

15 settembre 2005

 

ilsole24ore.com
 

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