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L'attesa per la sentenza della Corte Ue e il «caso professionisti»
fanno crescere le cause. Ad agosto a quota 41mila le nuove controversie
sull'imposta regionale. Nel 2004 erano state meno di 13mila.
Boom di ricorsi alle Commissioni tributarie sul l'Irap. Le conclusioni
dell'avvocato generale della Corte Ue sull'imposta regionale e gli effetti
del contenzioso sui professionisti hanno prodotto un 2005 da record per il
contenzioso tributario.
I dati sono impressionanti: il numero dei ricorsi in primo grado
dall'inizio del l'anno a fine agosto (più di 41mila) è più del triplo
rispetto a quelli registrati nell'intero 2004 e quasi la metà di quelli
presentati nei quattro anni precedenti. Senza contare che l'anno non è
chiuso e quindi è prevedibile che arriveranno ancora altre impugnazioni
dei contribuenti nei prossimi mesi.
L'aumento delle liti. L'impennata è partita dal mese di marzo per
crescere nei mesi immediatamente successivi (si vedano i grafici). Se,
infatti, nei primi due mesi dell'anno il trend sembrava nella media degli
anni precedenti, a marzo si è passati subito a 4mila ricorsi per arrivare
quasi a 10mila nel solo maggio. Se si tiene conto che le conclusioni
dell'avvocato generale, Francis G. Jacobs, che hanno "bocciato" l'Irap,
sono state depositate lo scorso 17 marzo, si vede come l'incremento del
contenzioso sia strettamente collegato al giudizio in corso davanti alla
Corte Ue.
I contribuenti si sono, dunque, in gran parte rivolti al giudice
tributario per precostituire un "titolo" per il rimborso dell'imposta nel
caso di un verdetto negativo alla Corte di Lussemburgo per l'imposta
regionale sulle attività produttive.
Il numero delle liti instaurate ai fini Irap si nota ancor di più se si
pensa che il volume dei ricorsi alle Commissioni tributarie di primo grado
era andato riducendosi negli anni, anche per l'effetto deflattivo del
contenzioso indotto dai condoni. Nel 2004, infatti, le liti instaurate
davanti alle Commissioni tributarie provinciali erano state 78.913: quindi
i ricorsi Irap presentati quest'anno fino ad agosto sono più della metà di
tutti quelli presentati nell'anno precedente alle Commissioni tributarie.
Le rassicurazioni delle Entrate. I contribuenti non hanno, dunque,
tenuto conto delle indicazioni autorevolmente date dall'agenzia delle
Entrate quando il direttore centrale Normativa e contenzioso, Vincenzo
Busa, aveva spiegato (si veda «Il Sole-24 Ore» del 16 aprile) che non ci
sarebbe stata nessuna necessità di fare subito ricorso ai giudici
tributari. Busa aveva, infatti, sottolineato che l'inizio della lite si
sarebbe reso necessario solo se l'ufficio avesse notificato al
contribuente il diniego al l'istanza di rimborso (dalla data della
notifica il contribuente avrebbe, infatti, 60 giorni per ricorrere).
Accade, invece, più spesso che il contribuente non riceva alcun
provvedimento: dopo 90 giorni dalla presentazione dell'istanza di
rimborso, scatta il silenzio rifiuto che può essere impugnato davanti ai
giudici. Busa, però, ricordava che c'è tutto il tempo per ricorrere, visto
che per l'impugnazione vale la prescrizione civilistica decennale. Un
ricorso troppo affrettato ai giudici avrebbe, inoltre, esposto i
contribuenti al rischio di vedersi chiedere il rimborso delle spese
processuali.
Nonostante queste rassicurazioni, però, il ricorso in massa alle
Commissioni tributarie c'è stato. Probabilmente anche in considerazione
del fatto che, al di là dei termini italiani, la Corte Ue in passato ha
fatto valere retroattivamente gli effetti delle proprie sentenze, che
bocciavano imposte degli Stati membri solo ai contribuenti che avevano in
corso un contenzioso con l'amministrazione fiscale.
Il fronte dei professionisti. Dai dati riportati nelle tabelle si
può, poi, trarre anche un'altra conclusione. Il contenzioso Irap è,
infatti, rimasto approssimativamente costante nel triennio 2002-2004.
Proprio nel 2002, però, si era verificata una prima impennata: la
"giovane" imposta, infatti, era stata contestata in quasi 18mila casi,
mentre l'anno precedente non si arrivava a 3mila ricorsi. Nel 2001 - va
ricordato - c'era stata la sentenza della Corte costituzionale (la 156)
che aveva aperto un varco ai contribuenti, spiegando che la mancanza di
organizzazione faceva venir meno la soggettività ai fini Irap. È, quindi,
possibile ritenere che l'impennata del 2002 riguardasse soprattutto i
professionisti e i lavoratori autonomi privi di auotonoma organizzazione.
Situazione che si riflette nei dati dell'appello che nel 2004 hanno
toccato il record (in materia Irap di 7.454 ricorsi).
Al di là dei numeri che possono sembrare esigui, anche la situazione degli
appelli è significativa. Mediamente, infatti, le decisioni delle
Commissioni tributarie vengono impugnate nel 13% dei casi. Sull'Irap però
- tenendo conto che le liti definite saranno meno dei ricorsi presentati -
questa proporzione sembra ampiamente superata: cosa che si spiega anche
con la frequente soccombenza degli uffici, che comunque hanno impugnato le
decisioni loro sfavorevoli.
15 settembre 2005
ilsole24ore.com
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