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Troppo arrogante,
monopolistico, aggressivo: il motore di ricerca più usato del mondo è
obiettivo di critiche durissime. Ecco perché
di Anna Bisanti
Da anni, ormai, la Silicon
Valley era alla ricerca di una società abbastanza forte da poter competere
con Microsoft. Ora, finalmente, è arrivato il rivale tanto a lungo
cercato: è Google, motore di ricerca e società Internet dal successo
fenomenale.
Il problema è che questo risultato non può
far tanto felici i mitici fondatori di Google, Larry Page e Sergej Brin,
perché la somiglianza tra i due marchi non riguarda tanto i fatturati o i
profitti, bensì l'immagine. E la loro azienda sta diventando antipatica
proprio come Microsoft.
Già: molti nella Silicon Valley sono inquieti per le sue dimensioni e il
suo crescente potere. Soprattutto, temono che i punti di forza che hanno
fatto di Google un vero fenomeno come motore di ricerca stiano portando la
società di Mountain View ad allontanarsi dalla cultura imprenditoriale che
l'ha partorita, spontanea e creativa, trasformandola invece in
un'espressione dell'establishment.
A un anno di distanza dal collocamento in Borsa, i vertici di Google
stanno sperimentando sulla propria pelle che cosa significhi essere un big
in una cultura abituata a incoraggiare e difendere i più deboli. Brin e
Page si trovano alle prese con una folla di ragazzi che in genere si
ribellano contro qualsiasi cosa puzzi anche solo vagamente di
comportamento da corporation. Oggi, quando i giovani capitalisti d'assalto
e i nuovi imprenditori della Rete si riuniscono nella Silicon Valley,
spesso finiscono per brontolare su Google e lamentarsi di qualsiasi cosa
la riguardi, magari perché Google ruba i migliori tecnici sul mercato o
per il modo col quale tratta i partner e i suoi potenziali partner. In
simili occasioni ricorre di frequente la parola 'arrogante'.
Una notizia circolata un paio di settimane fa (secondo cui Google starebbe
meditando di vendere altre 14 milioni di quote azionarie, aggiungendo così
4 miliardi di dollari alle sue già ricchissime riserve in contanti) ha
ulteriormente moltiplicato i motivi di preoccupazione e lamentela. "Google
è una grossa società, adesso, e fa cose che la gente non si aspettava che
facesse", dice Max Levchin, fondatore di PayPal, il servizio di pagamenti
on line di eBay. Levchin, che l'anno scorso ha fondato a San Francisco una
società multimediale denominata Slide, pensa che Google abbia ancora "una
piccola riserva di buona fede da consumare", ma poi aggiunge: "In effetti
sono molto sorpreso dalla velocità con la quale la reputazione della
società sta cambiando...".
Non è infatti trascorso poi molto tempo da quando Google era considerata
un'indiscutibile società informatica che non avrebbe mai fatto del male a
nessuno. Adesso, invece, chi lavora nel settore tecnologico tende a
mettere sullo stesso piano Google e Microsoft, la società di Redmond che
la Silicon Valley adora odiare più di qualsiasi altra. Anche lo stesso
Bill Gates, del resto, vede qualche somiglianza tra Google e la sua
azienda: la primavera scorsa in un'intervista rilasciata a 'Fortune', il
presidente della Microsoft ha detto che Google "è molto più simile a noi
di chiunque altro con cui ci siamo mai trovati a competere". Il successo
di Google ha già indotto la Microsoft a sviluppare un proprio motore di
ricerca per Internet (un progetto chiamato in codice 'Underdog'), ma
Google ha intere legioni di tecnici che si stanno dando un gran daffare
per tutta una molteplicità di progetti esclusivi che, se avessero
successo, potrebbero far sloggiare la Microsoft dalla posizione di dominio
assoluto che ha occupato fin dagli inizi degli anni Ottanta.
Ovviamente la Silicon Valley ha già avuto in passato dei pretendenti al
trono. Netscape, che nell'agosto di dieci anni fa fu quotata in Borsa
grazie al suo browser, Navigator, stando alle aspettative avrebbe dovuto
stroncare Microsoft, invece è morta. Oggi Google è sulla cresta dell'onda,
ma chi segue da vicino la società mette in dubbio il fatto che sia proprio
invincibile: a loro dire, infatti, il prezzo gonfiato delle sue azioni, il
desiderio di sbaragliare la concorrenza in troppi settori e
simultaneamente, e infine l'atteggiamento di grande arroganza potrebbero
farla cadere.
Del resto le somiglianze tra Google e Microsoft sono palesi agli
imprenditori locali. Dice Steven I. Lurie, un top manager che tra il 1993
e il 1999 ha lavorato alla Microsoft: "Da Google c'è lo stesso
atteggiamento del 'pensare in grande' in relazione ai mercati e alle
opportunità che c'era un tempo da Gates. La si può anche chiamare
arroganza, ma in effetti da Google hanno la stessa sensazione di poter
fare tutto, in qualsiasi settore, e vincere".
Joe Kraus, fondatore della società di ricerca Excite e direttore esecutivo
e fondatore di JotSpot, fa invece un excursus storico spiegando che negli
anni Novanta "l'Ibm era considerata nella Silicon Valley il gigante
gentile col quale era facile essere partner, mentre Microsoft era
percepita come una società in grado di incutere timore, che voleva essere
presente in quante più attività possibili e con un talento ingegneristico
tale da riuscire efficacemente in qualsiasi cosa. Adesso, invece,
Microsoft sta diventando come l'Ibm di allora e Google come la Microsoft
di una volta".
E proprio come Microsoft nel corso degli anni è stata vista come
un'aggressiva accaparratrice di nuovi talenti anche per i lauti stipendi
che elargiva, così le start-up della Silicon Valley oggi si lamentano che
ogni volta che vogliono assumere un programmatore informatico di belle
speranze, quello sta già prendendo in considerazione un'offerta da Google.
"Ormai Brin e Page stanno procurando danni all'innovazione più di quanto
abbia mai fatto Bill Gates", dice Reid Hoffman, fondatore di diverse
iniziative imprenditoriali su Internet (tra cui LinkedIn, un sito d'affari
molto popolare tra i lavoratori della Silicon Valley): "In buona parte ciò
dipende dal fatto che stanno assumendo moltissime persone di grande
talento e che lavorano a moltissime cose. Al momento, quindi, è molto più
difficile per le start-up fare qualcosa di davvero competitivo". Inoltre
Google, sostiene Hoffman, ha "gonfiato in modo indiscriminato dal 25 al 50
per cento gli stipendi degli ingegneri della Silicon Valley" o quanto meno
di coloro che sono in posizione tale da ricevere offerte in concorrenza
tra loro. Si calcola che attualmente un programmatore di computer molto
ambito possa guadagnare anche oltre 150 mila dollari l'anno. David
Drummond, vice presidente di Google per lo sviluppo aziendale, ammette
senza reticenze che la sua società è "molto competitiva nella caccia ai
talenti", ma aggiunge: "Siamo sensibili al modo in cui veniamo percepiti.
Riteniamo che il clima della Silicon Valley sia cruciale per il nostro
successo".
Già. Ma intanto Google sta rendendo quanto mai difficile per le start-up
anche raccogliere finanziamenti. Nella seconda metà degli anni Novanta gli
imprenditori si lamentavano frequentemente che lo spettro della Microsoft
aleggiasse sempre su ogni loro conversazione con i venture capitalist.
Oggi dicono la stessa cosa di Google. "Quando ho un appuntamento con chi è
disposto a finanziare nuove iniziative, quando parlo con qualcuno per
stringere una partnership, inevitabilmente mi chiedo: perché mai Google
non potrebbe fare quello che sto facendo io?", spiega Craig Donato,
fondatore e direttore esecutivo di Oodle, un sito per ricercare on line
più velocemente liste riservate: "La risposta è sempre la stessa: sì,
sicuramente potrebbe e, anzi, ci sta già pensando, ma non può fare tutto e
farlo anche bene. Almeno questo è ciò che mi auguro".
Google intanto ha già aggiunto alle sue offerte il servizio di posta
elettronica gratuita, le mappe satellitari, i collegamenti di notizie, la
gestione delle foto digitali e in ognuno di questi settori si è
trasformata in una concorrente di due o tre società rivali. L'offerta di
un sistema di messaggistica on line è soltanto l'ultimo tassello e molti
pensano che porti a un interesse di Google verso il Voip, la conversazione
telefonica a prezzi stracciati via Internet (vedi riquadro a pag. 120).
Altri credono invece che il prossimo obiettivo di Mountain View sia un
servizio per i pagamenti on line in competizione con quelli offerti da
PayPal.
Si aggiungano a questo elenco le ipotesi di svariati altri prodotti che
sarebbero mirati a competere direttamente con Microsoft, come un browser
Google e un programma software in grado di competere con Microsoft Office.
"Se qualcuno ha l'impressione che stiamo esplorando aree assai diverse tra
loro, alcune delle quali possono anche non essere direttamente correlate
alla nostra specifica area di ricerca, ebbene, l'impressione corrisponde
al vero", ridacchia Drummond, il vice presidente di Google: "Fa parte del
nostro Dna dover sempre innovare ed esplorare aree diverse".
Google è stata talmente determinata nel perseguire nuovi mercati che
alcuni nella Silicon Valley l'apostrofano con un epiteto che da queste
parti era riservato un tempo alla Microsoft: 'The Borg', in riferimento
all'esercito di creature che nel film 'Star Trek: the next generation'
sopraffaceva una civiltà dopo l'altra con la precisione di una macchina da
guerra. Forse una reazione anti-Google era da prevedersi, considerato che
la società per molti anni ha beneficiato di articoli assai elogiativi
sulla stampa. O forse lamentarsi è una reazione inevitabile nei confronti
di un'azienda che ha un tale successo da non poter fare a meno di pestare
i piedi agli altri, anche se accidentalmente. "L'arroganza sfacciata è una
caratteristica di tutte le società della Silicon Valley che riscuotono
successo", dice Peter Thiel, uno dei fondatori di PayPal che negli ultimi
anni ha effettuato investimenti in una quindicina circa di start-up su
Internet. Il fatto è che con la nuova aggressività di Google ora iniziano
a fare i conti anche i media: l'azienda di Brin e Page, ad esempio, di
recente ha annunciato che non parlerà con nessun giornalista di
CnetNews.com, un sito Web di notizie tecnologiche, in seguito all'articolo
di un loro giornalista che sollevava dubbi e interrogativi sul rispetto
della privacy nel caso delle informazioni raccolte da Google sui singoli
utenti.
La società si è inoltre attirata le ire di molti internauti che gravitano
attorno al mondo dei blog quando, all'inizio di quest'anno, ha licenziato
un nuovo impiegato che aveva scherzato sul suo diario on line, dicendo che
i pasti gratuiti, la palestra in loco e tutti gli altri benefit
dell'azienda - un tempo assai popolari - in realtà sono solo uno
stratagemma mirante a tenere ancorate le persone alle loro scrivanie più a
lungo possibile.
"La verità è che Google ormai ha preso a comportarsi come una società
dell'establishment, mentre nella Silicon Valley predomina ancora una
cultura un po' alternativa e ribelle", dice Gautam Godhwani, fondatore e
direttore esecutivo di Simply Hired, un sito di ricerche di lavoro on
line. Ed è ormai chiaro a tutti che Google ha mire, se non monopoliste,
senz'altro di dominio. Punta ad esempio a diventare una piattaforma che,
alla stregua del sistema operativo di Microsoft, diventi così diffusa da
obbligare chi sviluppa software e pagine Web a usare servizi collegati a
Google. Insomma, vuole diventare indispensabile, proprio come ha fatto
Bill Gates.
Conclude Brian Lent, oggi presidente di Medio Systems (una start-up di
Seattle che effettua ricerche basandosi sulla telefonia mobile), che in
passato è stato a stretto contatto con i fondatori di Google quando tutti
e tre erano studenti specializzandi all'Università di Stanford e ha
contribuito a presentarli a uno dei primi investitori della società: "Brin
e Page mi piacciono e li rispetto sempre. Ma una volta nella Silicon
Valley si diceva che Microsoft era l'impero del male. Oggi invece lo si
dice di Google, perché è in una posizione fortissima in termini di
controllo. E, diciamo la verità, questi due ragazzi ormai hanno un
controllo pressoché monopolistico sull'accesso alle informazioni in
Rete...".
'New York Times' - 'L'espresso' traduzione di Anna Bissanti
13 settembre 2005
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