falsi, un business da 5 miliardi

 


di Nicoletta Cottone


La contraffazione è un business che in Italia si aggira intorno ai cinque miliardi di euro l’anno. Secondo i dati di Federconsumatori presentati il business del falso fa perdere all’azienda Italia 260mila posti di lavoro l’anno e 10,5 miliardi di euro di mancati introiti Iva alle casse dello Stato, poco meno della metà della Finanziaria allo studio.

Secondo il libro verde della Commissione europea su pirateria e contraffazione circa il 22% delle vendite di calzature e articoli d’abbigliamento riguarda merci contraffatte. Per l’Italia la Federabbigliamento ipotizza un valore di falsi del sistema moda italiano di 15 miliardi di euro. La Federconsumatori stima che il 20,9% dei consumi di abbigliamento delle famiglie italiane riguardi merci taroccate, per un valore di circa 14.558 milioni di euro e quasi 2.800 milioni di prezzi contraffatti. Il danno economico per le imprese in termini di fatturato sarebbe superiore a 10.300 milioni di euro.


«Un’economia parallela - sottolinea Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori - rispetto a quella legale che colpisce dall’elettronica al sistema moda, dai giocattoli ai farmaci, alla cosmesi». Di recente il fenomeno si è allargato persino a macchine per fare la pasta, candelabri e lampadari.
Enorme il business collegato. Per fare un esempio, sul fronte dei farmaci falsi, che secondo stime recenti rappresentano circa il 10% del mercato farmaceutico europeo, gli uffici dell’Unione europea addetti alla fiscalità e alle attività doganali reputano che nel 2001 siano state sequestrate alle frontiere circa quattro milioni di confezioni contraffatte, con una perdita di circa 17mila posti di lavoro e oltre due miliardi di euro.

 

Sul banco degli imputati per il giro d’affari del falso, come evidenziato dal rapporto su “Contraffazione e pirateria” curato da Eleonora Rizzato per Federconsumatori, la Cina, con le percentuali più elevate sul totale della contraffazione destinata al Vecchio Continente. Le quote di falsi targati Cina riguardano materiale elettrico (38%), giocattoli (37%), beni informatici (14%), abbigliamento (12%), orologi e gioielli (11 per cento). L’approdo delle merci in Italia avviene soprattutto dai porti Gioia Tauro e Napoli.


Il Belpaese, inoltre, ha un triste primato: è in vetta alla classifica europea e terza nel mondo fra i Paesi dove non solo si commercializza il falso, ma si produce. In particolare le stime indicano che il 50% delle merci contraffatte vendute in Italia sono fabbricate nel Paese, per il 70% nel Sud, per il 30% al Nord.


È l’entroterra napoletano, in particolare, la zona a più alta concentrazione di fabbriche di falsi, dai quartieri spagnoli alle zone di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano e Terzino. Al Centro spicca l'area di Prato, con manodopera cinese impegnata nel tessile, mentre nel Nord è l’hinterland milanese ad avere un’intensa attività di contraffazione.


In Italia secondo uno studio condotto dalla Federazione contro la pirateria musicale nel 2001 sono stati venduti 48 milioni di cd musicali, di cui 12 falsi. La Federazione industria musicale ritiene invece che i Cd contraffatti rappresentino il 27% del mercato, con punte del 50% in alcune regioni del Sud e un giro d’affari di 121 milioni di euro. Il mercato dei Dvd taroccati avrebbe generato un commercio illegale con un giro d’affari di oltre 258 milioni di euro e la riduzione di 50mila posti di lavoro. Questi calcoli escludono il materiale scambiato su Internet.


A livello internazionale la contraffazione interessa tra il 5 e il 10% del mercato globale. In Italia i falsi coprono una fetta di mercato pari a circa il 7%, che in soldoni si calcola in un valore di circa 52,5 miliardi di merci contraffatte.


Tra le soluzioni indicate da Federconsumatori per arginare il fenomeno oltre all’aumento dei controlli, anche la riduzione, come avvenuto in Spagna, dell’Iva dal 20 al 4% su cd musicali, oppure «sulle spese pubblicitarie fin troppo alte che cadono a pioggia sui beni venduti».



26 settembre 2005

 

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