Net economy made in China

 


L'incredibile performance di Baidu.com, il Google cinese. Il suo esordio boom in Borsa fa già sognare una nuova Terra promessa



di Carlotta Magnini


La Silicon Valley è ancora verde. Solo che ha traslocato 9.500 chilometri a ovest delle coste californiane per adagiarsi di fianco alla Città Proibita di Pechino. Ci volevano i signori del silicio cinesi per resuscitare i fasti del Nasdaq, perché con il collocamento record del motore di ricerca Baidu.com le lancette del tempo sono tornate indietro almeno di un lustro: all'età d'oro della New Economy, quando le dot-com erano sovrane del business globale e Internet era il Klondyke dei Paperoni del Terzo millennio in cerca di nuove vene aurifere. Lo scorso 5 agosto il search engine per ideogrammi ha varcato a 66 dollari la soglia del tempio telematico statunitense e chiuso a 122,54, con un rialzo del 353,85 per cento. Il 'Google cinese' ha insomma quadruplicato il suo valore di partenza, aggiudicandosi il più brillante collocamento mai raggiunto da una società straniera negli Stati Uniti.
"Mi ha ricordato la performance di Linux nel 1999", dice a 'L'espresso' Shang Koo, analista del 'Pacific Epoch' ed esperto di e-business. Un miracolo? Forse annunciato: "Questo è l'anno del consolidamento del nostro marchio", aveva detto nel 2004 il fondatore nonché direttore esecutivo di Baidu, Robin Yanhong Li, "il prossimo sarà quello dell'esordio in Borsa".

E così è andata, esattamente un anno dopo il debutto (a confronto meno eclatante) di Google, partito da 85 dollari e arrivato 'appena' sopra il tetto dei 100. Naturalmente, Google è ancora assai più potente in termini di fatturato del rivale cinese, dal momento che incassa 1,3 miliardi l'anno contro gli 8,4 milioni di dollari di Baidu. Ma Wang Yan, amministratore del gruppo di Pechino, spiega che naturalmente "il mercato cinese ha margini di aumento assai maggiori di quelli americani". In ogni caso sarebbe sbagliato considerare Baidu un avversario di Google, visto che il sito di Larry Page e Sergej Brin è socio del suo omologo asiatico. Semmai la rivalità riguarda Yahoo, che pochi giorni dopo il collocamento di Baidu ha annunciato di essersi comprata per un miliardo di dollari il 40 per cento di Alibaba.com, sito di vendite on line basato a Pechino che viene ritenuto una specie di Amazon cinese. Si muove sul mercato locale anche eBay, che ha appena investito 180 milioni di dollari nell'acquisto della compagnia Eachnet per estendere a Est il mercato d'aste virtuali.

Insomma, non c'è dubbio che il Web cinese, per la velocità del suo progredire, è la nuova terra promessa della net-economy. Baidu, il nuovo 'golden-boy' del Nasdaq è già il portale numero sei al mondo per accessi, secondo i dati Alexa.com: fondato nel 1999 Robin Li ed Eric Xu, oggi entrambi sulla trentina, cresciuti a pane e software proprio nella Silicon Valley, racchiude forse nell'origine del nome il segreto del fortunato destino milionario. Il termine risale a un antico componimento epico-amoroso di Xin Qiji (poeta vissuto tra il 1140 e il 1207) e significa 'cento volte tanto'. E 100 sono stati i milioni di dollari raccolti dalla società nel suo primo giorno da matricola in Borsa, un risultato neppure mai sfiorato dalle 12 società made in China che dall'inizio del 2004 sono diventate pubbliche in suolo Usa, tra cui Sohu.com, Ctrip.com o Netease.

Dei primi passi publici della sua creatura, papà Robin Li si è detto assai soddisfatto: "Crediamo alle potenzialità del mercato cinese e qui intendiamo consolidarci", ha dichiarato subito dopo il boom il 36enne ex bambino prodigio dell'informatica ed ex consulente Dow Jones. La valanga di denaro cadutagli tra le mani gli permetterà infatti nuove acquisizioni e nuove alleanze, oltre che collaborazioni in loco con le migliaia di nuovi imprenditori della Rete. La compagnia, che oltre al quartier generale a Pechino ha sedi a Shanghai e Shenzhen, conta a luglio 2005 circa 700 dipendenti e la sua organizzazione aziendale ricalca il modello yankee, con tanto di codice etico a prova di mobbing, abusi, violazioni della privacy e salvaguardia della libertà di opinione. Ma al di là delle dichiarazioni di principio, Baidu deve comunque muoversi in un panorama di restrizioni politiche imposte del governo comunista: digitando ad esempio le parole 'Free Tibet' o 'Radio Free Asia' come oggetto di ricerca non si ottiene alcuna risposta. E a maggio di quest'anno il governo ha reso obbligatoria l'iscrizione di ogni blog al ministero dell'Informazione e dell'Industria cinese, con multe fino a un milione di yuan (quasi 100 mila euro).

Baidu si muove nel rispetto delle regole, ma cerca di darsi un'immagine di flessibilità e avanguardia che lo distingue, ad esempio, dall'altro search engine concorrente, Zhongsou.com. "Baidu non si limita a esaudire una semplice ricerca", dice Robin Li: "La fortuna di un sito Internet risiede nel bacino di utenza. Per ampliare il nostro non vogliamo puntare tanto sulla tecnologia, quanto sull'educazione alla tecnologia". In questa ottica il motore di ricerca diventa un luogo virtuale in cui notizie, mp3, film e documenti si integrano a frammenti di cultura locale di cui ognuno è depositario e tramite. Una sezione del portale, il Posted Message Bar, è dedicata alla condivisione di messaggi tra coloro che fanno parte della community, un'altra si chiama Baidu Knows e risponde alle domande come una specie di lampada di Aladino, mentre per gli inserzionisti c'è il servizio Pay for Performance con cui aggiudicarsi una posizione privilegiata sulle pagine di risultato. Fino all'ultima trovata, l'Apple Award (nessun riferimento alla casa di Cupertino) che premierà il modo più originale in cui Baidu viene utilizzato.

Queste caratteristiche del motore hanno anche creato qualche problema per il collocamento al Nasdaq: gli americani hanno infatti chiesto a Li e al suo socio di eliminare qualsiasi collegamento ipertestuale verso canzoni in formato Mp3, qualcosa come 50 mila link con siti che violerebbero il copyright. Secondo gli ultimi dati, sono almeno 60 milioni gli utenti cinesi che scaricano musica illegalmente da Internet e circa un quarto degli utenti di Baudu si collegava al sito proprio per cercare brani digitali gratis.

Il boom della net economy cinese è un fenomeno più esteso, che s'intreccia con la crescita di altri settori e colossi, come il filone bollente del gaming on line. I cinesi sono da sempre grandi appassionati d'azzardo e la Rete ha offerto loro un nuovo modo di giocare, anche grazie alla maggior circolazione di denaro determinata dalla liberalizzazione dell'economia. In tutto nell'ex Celeste Impero si spendono ogni anno qualcosa 4 miliardi di yuan (circa 493 milioni di dollari) nell'azzardo in Rete. A dominare nel settore è l'impero Shanda Interactive, corporation che a febbraio ha investito 230 milioni di dollari per l'acquisto di Sina corporation, il gruppo che controlla Baidu. Ideato dal poco più che trentenne Tianqiao Chen, che con i suoi 900 milioni di dollari svetta al vertice dei super-ricchi asiatici secondo la classifica Euromoney, Shanda.com è la più grande società orientale di giochi e scommesse quotata in Borsa.

Successi che si limitano a copiare modelli occidentali? Non esattamente: "A differenza di quanto succede in Usa, dove il mercato tende alla globalizzazione e all'appiattimento", spiega Robin Li, "noi crediamo fortemente nella localizzazione dei servizi. Così un motore di ricerca non è solo un fenomeno tecnologico, ma ha stretti legami con la tradizione e la lingua: chi è in grado di comprendere meglio di chiunque altro una cultura potrà mettere al servizio del consumatore la propria esperienza".

Il net miracolo cinese sta esplodendo a colpi di byte. Con i suoi 103 milioni di utenti Internet, la Cina è seconda solo agli Stati Uniti, ma non ci metterà molto a raggiungere il podio: secondo le previsioni, entro la fine dell'anno raggiungerà i 125 milioni di user. Per diventare la prima cyber-potenza del mondo entro il 2007.

 


02 settembre 2005
 

 

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