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di Michele De Gaspari
Pil +1,5% e deficit pubblico al 3,8% con manovra correttiva da 25 miliardi
di euro: sono i dati salienti dello scenario macroeconomico della
Relazione previsionale e programmatica per il 2006 e della Legge
finanziaria, insieme ai temi e alle linee guida del documento governativo.
Crescita zero del Pil e deficit al 4,3% rappresentano, a loro volta,
l'eredità negativa del 2005. La Finanziaria 2006 avrà, in particolare, un
effetto netto (sul disavanzo) di circa 12 miliardi, ma la sua dimensione
lorda dovrà essere almeno doppia; si tratta di quasi due punti di Pil, che
corrispondono alle risorse necessarie per ridurre il deficit, da un lato,
e per gli interventi a favore dell'economia, dall'altro. Ma non è chiaro a
tutt'oggi dove si potranno fare i tagli e dove saranno destinate le
maggiori risorse.
Il passaggio fondamentale della politica economica di quest'ultimo scorcio
di legislatura è, dunque, la messa a punto della Finanziaria per il 2006,
un'attività rimasta in sofferenza fino agli ultimi giorni, a causa
dell'improvviso cambio del titolare del ministero dell'Economia (da
Siniscalco a Tremonti) e del perdurante contrasto sulla persona del
governatore della Banca d'Italia (questione Fazio). La scommessa della
manovra correttiva è di coniugare il rilancio dello sviluppo con la
stabilizzazione dei conti pubblici, in linea con gli impegni assunti in
sede europea.
Due sono, pertanto, gli obiettivi da rispettare: risanare il bilancio
contenendo il deficit e, nello stesso tempo, far ripartire l'economia, che
già mostra qualche segno di ripresa. Anche se il peggio sembra passato, la
fase di prolungata stagnazione produttiva si avvia ormai a doppiare il
quinto anno consecutivo, in un contesto macroeconomico che continua a
essere preoccupante, data la sensibile impennata dei prezzi petroliferi e
le sue implicazioni su inflazione e crescita.
L'ultimo dato congiunturale del Pil (+0,7% nel periodo aprile-giugno nei
confronti dei precedenti tre mesi) ha interrotto la sequenza negativa del
quarto trimestre 2004 e del primo 2005 (-0,4% e -0,5% rispettivamente), ma
è ancora difficile intravedere quando si potrà consolidare un sia pur
timido processo di ripresa produttiva. I recenti forti rincari del
petrolio, più che raddoppiato nel prezzo in euro a partire dal 2003, non
si presentano certo come una fiammata di breve termine, ma si tratta di
un'accelerazione che prevedibilmente si assesterà nei prossimi anni. Il
perdurare delle elevate quotazioni del greggio si riflette in un rialzo
dei costi di produzione e dell'inflazione, con l'inevitabile conseguente
aumento dei tassi d'interesse e un maggiore deficit con l'estero dovuto
alla bolletta energetica.
Una manovra di rigore e sostegno allo sviluppo
Lo scenario macroeconomico di inizio autunno conferma sostanzialmente
quello del Dpef di metà luglio. A fronte di un 2005 che chiuderà in
crescita zero e con un deficit pubblico al 4,3% del Pil, la Relazione
previsionale e programmatica e la collegata Nota di aggiornamento al Dpef
delineano un 2006 in moderata ripresa, che vedrà il Pil attestarsi
sull'1,5% di aumento e il disavanzo al 3,8%, con una correzione netta pari
allo 0,8-0,9% rispetto al dato tendenziale. Se si tiene conto delle
risorse aggiuntive che occorreranno per finanziare gli sgravi alle
imprese, gli interventi di sostegno alla competitività e alla domanda sino
agli effetti del rincaro della bolletta petrolifera, la manovra
complessiva dovrebbe ammontare a circa 25 miliardi nei valori monetari,
corrispondenti a poco meno di due punti di Pil.
Si tratta, in altre parole, di una Finanziaria di "rigore e sviluppo",
basata su un contenimento della spesa pubblica corrente, in grado di
conciliare il tanto atteso rilancio dell'economia con l'impegno verso
l'Unione europea a ridurre il deficit. Ma l'operazione appare molto
problematica, dal momento che nel prossimo semestre sarà il ciclo
politico-elettorale a prevalere; esso determinerà, pertanto, una
situazione in evidente contrasto rispetto alla necessità di tagliare le
spese. E anche l'obiettivo di crescita dell'1,5% indicato per il 2006 è
oggi sempre a rischio; una possibile revisione al ribasso di questo dato
avrebbe, poi, un immediato impatto sul deficit, interrompendo di
conseguenza il percorso di rientro sotto la soglia del 3% previsto per il
2007. Gli spazi per un ritorno allo sviluppo risultano, insomma, del tutto
insufficienti, ai fini di un recupero della competitività perduta, senza
dubbio il maggiore ostacolo a una vera ripresa economica.
Le prospettive di risanamento dei conti pubblici rimangono tuttora incerte
e per il 2006 si torna a parlare di un deficit di bilancio aggiuntivo, a
causa dei rischi di ulteriori impennate della spesa corrente, anche per
effetto dell'incombente ciclo elettorale con le prevedibili tensioni
finanziarie. Il disavanzo di cassa (fabbisogno) del settore statale sta
significativamente accelerando in questa seconda metà del 2005 rispetto
allo stesso periodo di un anno prima; il peggioramento in atto, del resto,
è già considerato nel Dpef dello scorso luglio, che fissa il fabbisogno
programmatico per il 2005 in 65 miliardi, a fronte dei 50 miliardi di
consuntivo 2004. L'andamento negativo sconta, infatti, il venire meno
delle entrate una tantum, che avevano sostenuto in misura rilevante i
conti degli anni precedenti. Il problema è, dunque, nell'affidabilità
delle proiezioni tendenziali e programmatiche per il 2006 e gli anni
successivi.
L'attività di messa a punto della Finanziaria per il 2006 si è presentata
quest'anno più complessa del solito. C'è stato, innanzitutto, l'impegno
con l'Unione europea a rientrare in due anni sotto il 3% nel rapporto
deficit-Pil, attraverso una manovra correttiva che potrà arrivare a 25
miliardi tra riduzione del disavanzo, sgravi alle imprese e famiglie e
altre misure per lo sviluppo. Occorre tenere conto, poi, che nell'ultima
fase della legislatura c'è, come di consueto, una forte pressione per
ampliare la spesa pubblica con interventi "elettorali" che devono essere
finanziati. La questione politico-istituzionale innescata dal
comportamento del governatore della Banca d'Italia ha, poi, ulteriormente
complicato la situazione, con una evidente crisi di credibilità del nostro
paese in sede internazionale e i relativi conseguenti rischi per la
politica economica.
Relazione previsionale, Dpef e Finanziaria
La Relazione previsionale e programmatica per il 2006, approvata dal
Governo e presentata al Parlamento dal ministro dell'Economia e delle
Finanze, è il documento annuale che contiene il quadro macroeoconomico di
riferimento per la Legge finanziaria e l'eventuale manovra correttiva.
Negli ultimi anni, peraltro, alla correzione del deficit di bilancio si è
aggiunta anche la funzione di promuovere lo sviluppo e la competitività.
Insieme all'analisi di preconsuntivo dell'economia italiana per l'anno in
corso (2005), il testo del documento comprende le previsioni
macroeconomiche degli aggregati dell'economia reale e della finanza
pubblica per l'anno successivo (2006) e per il medio termine (2007-2009).
La Relazione aggiorna e amplia, in altre parole, il Documento di
programmazione economico-finanziaria dello scorso luglio alla luce
dell'evoluzione della congiuntura e delle più recenti previsioni, facendo
da supporto analitico sia della Finanziaria che della politica di bilancio
a medio termine. Insieme alla Relazione previsionale il ministero
dell'Economia diffonde, inoltre, la Nota di aggiornamento al Dpef
2006-2009, che comprende le nuove stime alla base della manovra correttiva
sui conti pubblici, così come previsto dalla Legge finanziaria.
29 settembre 2005
ilsole24ore.com
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