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L'artigianato marchigiano riparte dopo le ferie con un rinnovato
ottimismo: stime di crescita per le imprese artigiane dei servizi alle
persone e della meccanica; previsioni positive anche per le imprese edili
e quelle di elettronica.
ANCONA - L’ottimismo della volontà. E’ quello manifestato dagli
artigiani marchigiani che alla ripresa dell’attività dopo le ferie estive,
secondo la Cna Marche, vedono meno nero del previsto.
Se nella grande industria si parla
apertamente di crisi aziendali e ristrutturazioni e sono in aumento i
lavoratori in mobilità ed in cassa integrazione, nell’artigianato il 28,2
per cento degli imprenditori prevede un aumento della produzione nei
prossimi mesi mentre solo il 12,9 per cento pensa di ridurre l’attività.
Lo sostiene il Centro Studi Sistema che ha elaborato, per la Cna, i dati
dell’ultima rilevazione dell’Osservatorio Ebam sul settore artigiano.
Le previsioni positive coinvolgono soprattutto le imprese artigiane dei
servizi alle persone (+65 per cento) e della meccanica (+37 per cento) ma
anche le imprese edili (+32) e quelle di elettronica (+22).
Il pessimismo prevale invece tra gli autoriparatori che temono un calo
della loro attività (-7,7 per cento) , gli alimentaristi (-7,1) e gli
autotrasportatori (-4 per cento).
In bilico tra crisi e ripresa il settore moda, il mobile e gli altri
settori manifatturieri dove a prevalere è l’incertezza sul futuro con
conseguente difficoltà a fare previsioni anche a breve termine.
La Cna ritiene che dalla capacità dell’artigianato e della piccola e media
impresa marchigiana di affrontare l’attuale crisi congiunturale, dipenda
in larga parte il futuro dell’economia delle Marche ed invita la Regione a
comportarsi di conseguenza, facendo scelte coerenti con l’attuale sistema
produttivo.
“La ripresa dell’attività” dichiara il presidente della Cna Marche
Giuliano Drudi “è il periodo giusto per discutere insieme alla Regione su
un nuovo modello che mantenga l’artigianato e la piccola e media impresa
al centro del processo di crescita".
Secondo Drudi, le politiche industriali della Regione dovranno avere come
principale obiettivo il miglioramento della competitività attraverso
l’evoluzione del contesto territoriale in cui operano le imprese: meno
vincoli burocratici, più contatti con università e centri di ricerca,
formazione e aggiornamento professionale, incentivi mirati a favorire la
ricerca e l’innovazione.
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