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::Mille linguaggi per una nuova Italia:: |
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Sono convinto che la nostra scuola, nonostante la sua
politicizzazione, nonostante i capricci dei pedagogisti contro
l'apprendimento mnemonico e la storia, resti buona. Però i nostri
bambini, i nostri ragazzi, i nostri giovani non imparano tutto quanto
serve alla sfida che l'Italia dovrà affrontare nei prossimi anni.
Finora il centro del mondo è stato l'Occidente. Noi, eredi di
un'antica cultura estetica, siamo riusciti a ritagliarci in esso un
posto e un ruolo. Siamo diventati produttori del bello in qualsiasi
campo ci applicassimo, dalle navi a Michelangelo e Raffaello, al
design, alla moda, alle piastrelle, alle scarpe, all'oreficeria. Ma la
mondializzazione e lo sviluppo dei Paesi asiatici, in particolare
della Cina e dell'India, con la manodopera a basso prezzo, hanno messo
in ginocchio le nostre imprese. E hanno anche introdotto nuovi criteri
di bellezza, stanno modificando il gusto.
La nostra ripresa, la riconquista di un posto nel mondo,
passa attraverso una trasformazione a un tempo economica e culturale.
Ma in quale direzione rivolgerci? Dobbiamo abbandonare il nostro
terreno, il nostro ruolo tradizionale, cercare di diventare
competitivi con Paesi che hanno sempre puntato sulle grandi produzioni
ad altissima tecnologia come gli Usa? Non credo che rientri nelle
nostra capacità e nella nostra vocazione. Dobbiamo perciò sviluppare
al massimo la ricerca, muoverci verso attività sempre più sofisticate,
ma restando nei campi in cui abbiamo una tradizione e un sapere. Ma
con un accorgimento fondamentale: assimilare ed elaborare tutte le
esperienze del mondo e poi rivenderle trasfigurate.
E' quello che abbiamo sempre fatto dal Medioevo al
Rinascimento. Per riuscirci però dobbiamo elevare enormemente il
livello di istruzione tanto nelle materie scientifiche come in quelle
umanistiche. Non si può agire nel mondo se non conosci la lingua,
l'arte, la cultura, le tradizioni dei Paesi in cui devi operare e per
cui devi operare. Vent'anni fa un mio articolo sul Corriere aveva
fatto scalpore perché dicevo che la materia scolastica più importante
doveva essere l'inglese. Oggi ripeto quanto detto allora, e aggiungo
che ogni genitore dovrebbe lasciare come patrimonio ai suoi figli la
conoscenza perfetta di due lingue. A scelta, oltre l'inglese, il
francese, lo spagnolo, l'arabo, il russo e il cinese. Tenendo presente
che, se non si insegnano a scuola, si possono imparare con ottimi
corsi audiovisivi. Forza, uno sport e un videogioco in meno, e una
lingua in più.
di Francesco Alberoni 27 marzo 2006 |
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