Ecco gli impegni di
fondo: piano accelerato di
interconnessione tra gli Stati,
risparmio energetico del 20% dei consumi
entro il 2020 e diversificazione,
approccio comune nelle crisi di
fornitura e nei rapporto con i fornitori
a partire da Opec e Russia. Sono 20 i
punti del Libro verde della
Commissione europea sulla nuova politica
energetica della Ue che sono stati
adottati dal vertice dei capi di Stato e
di governo dei Venticinque.
Innanzitutto, è stato accettato il
principio di sviluppare una nuova
politica energetica dell'Europa basata
sui tre principali obiettivi:
sostenibilità, competitività e sicurezza
degli approvvigionamenti. In secondo
luogo, il Consiglio europeo ha deciso
che la Commissione presenti un rapporto
strategico europeo sull'energia, con
frequenza regolare. Viene poi ribadito
l'obiettivo del completamento del
mercato interno nei settori
dell'elettricità e del gas. Il quarto
punto riguarda lo sviluppo di un piano
d'interconnessione prioritario che miri
alla realizzazione dell'obiettivo del
10% delle interconnessioni, come era già
stato stabilito al vertice di Barcellona
nel 2002.
I Venticinque hanno deciso inoltre di
aumentare la diversificazione delle
fonti energetiche, in particolare
attraverso lo sviluppo delle
infrastrutture, con il miglioramento di
quelle esistenti e la costruzione di
altre nuove. Berlusconi ha annunciato
che «tutti sono stati d'accordo» sul
fatto che «il nucleare è il futuro», ma
il presidente di turno della Ue, il
cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel
ha messo in guardia: «Nessuno puo'
essere obbligato a usare centrali
nucleari», e che «l'Austria non ha il
nucleare e non lo avrà nel prossimo
futuro».
I Venticinque hanno affermato
unanimamente di non aver discusso di
protezionismo, il tema che sta
infiammando il dibattito europeo sul
mercato energetico, con la «guerra delle
Opa» tra Italia e Francia, ma anche
Spagna e Germania. «Questa sera
l'argomento era un'altro», ha detto
Berlusconi all'uscita. Il presidente
francese Jacques Chirac però non ha
rinunciato a mettere in chiaro il punto
di vista di Parigi: «Bisogna fare di
tutto per sviluppare campioni europei»
nel mercato Ue dell'energia, ma «fondati
su ambizioni industriali solide, e non
su approcci puramente finanziari», ha
affermato con un evidente riferimento al
caso Enel/Suez-Gdf.
E Chirac non si è risparmiato neppure
una reazione piccata a difesa della
lingua di Molière: quando il presidente
della Confindustria europea
Ernest-Antoine Seilliere, francese, ha
annunciato durante una riunione
preliminare insieme ai leader Ue di
voler parlare in inglese come «lingua
delle imprese», il presidente si alzato
e ha lasciato la sala assieme ai suoi
due ministri, degli Esteri e delle
Finanze.
24 marzo 2006