Sono passati più di sei anni e sembra quasi
un secolo. Ma non per quegli investitori che, nel marzo 2000,
appena prima che la bolla speculativa d'inizio millennio
cominciasse a manifestare i propri effetti, si avventurarono
tra le insidie dei mercati azionari. Molti di loro sono
ancora lì a contare le perdite: infatti, su 205 titoli
quotati solo 112 hanno rivisto il guadagno, per gli altri 93
la strada è ancora lunga.
Per tappare le falle nei portafogli non è bastato nemmeno
un ciclo positivo che dall'inizio del 2003 a oggi, sebbene
con un po' di alti e bassi e con un ritmo non proprio
forsennato, ha coinvolto quasi ininterrottamente i principali
listini internazionali. Niente da fare. Prima di rivedere
molte azioni tornare al di sopra dei livelli di sei anni fa,
dovrà passare ancora tanta acqua sotto i ponti. Tanto più
se si considera che gli esperti oggi sono sempre meno
ottimisti sul futuro, cioè vedono ormai vicino il capolinea
che segnerà la fine dell'ultimo ciclo positivo delle Borse,
destinato a durare non più di tre o quattro anni, come vuole
la tradizione.
Dunque, un interrogativo è d'obbligo: cosa deve fare chi
vuole entrare oggi sul mercato azionario ed evitare gli errori
del 2000? Dove trovare i titoli da cassetto, cioè quelle
società che, qualunque cosa accada, nel medio-lungo periodo
saranno comunque in grado di creare valore per gli azionisti?
Economy lo ha chiesto a quattro gestori di Piazza Affari e il
risultato sono le schede di queste pagine che indicano gli
otto nomi preferiti dagli esperti.
NON COSÌ CARA
I gestori sono concordi su un punto: benché la fase
rialzista dei listini si stia affievolendo, il mercato
azionario, rispetto a sei anni fa, presenta alcune differenze
in grado di tranquillizzare un po' gli investitori. Molti
titoli sono tornati ai prezzi del 2000 ma, nel frattempo, sono
cambiate tante cose. "Gli utili societari sono cresciuti"
afferma Nicolò Foscari, gestore di Credit Suisse Asset
management, "e i multipli delle aziende sono
significativamente più bassi rispetto agli anni della bolla".
Qualche esempio? Foscari snocciola alcuni dati: nel 2000 il
dividend yield delle azioni (cioè il rendimento misurato come
rapporto tra il prezzo di Borsa e il dividendo) era tra l'1,5
e il 2%, contro il 3% attuale. Nello stesso tempo, sei anni fa
era molto più conveniente trovare un'alternativa alle Borse,
investendo in obbligazioni. Il motivo? I tassi d'interesse
sfioravano il 5%, mentre oggi siamo attorno al 2,5%. E
ancora: prima della bolla speculativa, il rapporto tra prezzo
e utili (p/e) dei titoli era in media a circa 23, mentre oggi
oscilla attorno a 15. Questo vuol dire che le azioni quotate a
Milano non sono ancora carissime. Per questo Mario Spreafico,
direttore investimenti di Citigroup Italia, pur restando cauto
vede qualche ulteriore margine di rialzo sul listino. "È
giunto il momento di essere abbastanza selettivi nella scelta
dei titoli su cui puntare" dice il gestore. Su questa linea è
anche Davide Pasquali, presidente di Pharus Sicav, il quale
sottolinea però che lo stock picking, cioè la scelta delle
azioni più convenienti, "dopo due o tre anni di rialzi dei
mercati è una pratica davvero difficile per un risparmiatore
privato".
UNA BUSSOLA PER SCEGLIERE
I criteri con cui si devono scovare le azioni più promettenti
nel lungo periodo quindi non sono così facilmente
identificabili. In teoria, basterebbe posizionarsi sulle
società che, nella fase attuale, vengono scambiate a livelli
piuttosto bassi rispetto alle medie storiche. Ma sarebbe una
scorciatoia ingannevole.
Esistono, infatti, alcune categorie di azioni, come quelle
telefoniche, che oggi sono piuttosto a buon mercato e quindi
invitanti. È pur vero, però, che le loro quotazioni
attuali a volte sono tutt'altro che ingiustificate, perché nel
comparto telecom qualche nube si addensa all'orizzonte per
quel che riguarda la redditività futura e i tassi di crescita
delle grandi compagnie. Al contrario, a Piazza Affari i titoli
bancari sono alle stelle e occorre maneggiarli con grande
prudenza. Ma è innegabile che il nostro sistema creditizio
stia vivendo una trasformazione profonda, destinata a lasciare
il segno negli anni e a creare anche valore per il mercato.
Allora che fare? "Tutte le valutazioni dei titoli devono
ovviamente essere rapportate al contesto in cui si muovono"
dice Marco Vailati, responsabile investimenti di Cassa
Lombarda. Il gestore ricorda anche che, nel biennio 1998-99,
molti analisti consideravano i mercati già cari, e invece nei
mesi successivi la crescita dei listini è continuata. Se anche
gli addetti ai lavori non hanno la sfera di cristallo per
guardare al futuro, quali sono i criteri per scegliere? È un
mix di ingredienti quello indicato da Foscari di Credit Suisse
e da Pasquali di Pharus. Non basta, infatti, esaminare
soltanto alcuni indicatori un po' asettici come il rapporto
prezzo/utili o il dividend yield, occorre cercare società che
abbiano un progetto industriale valido e lungimirante, un
tasso di crescita costante negli anni, valutazioni di mercato
non esagerate e anche aziende che, naturalmente, si dimostrano
abbastanza generose nel remunerare gli azionisti attraverso la
distribuzione degli utili.
Alessandro Nilo, responsabile del desk di Finanza advisory del
Credito Emiliano, tiene conto anche dei cicli che interessano
i vari settori. "Osservando i dati del passato, abbiamo
individuato alcuni comparti industriali che oggi hanno
maggiori potenzialità di rialzo" afferma Nilo. Secondo il
money manager, infatti, attualmente il livello di fiducia dei
mercati ha raggiunto un picco. Lo stesso dicasi anche per gran
parte degli operatori economici, come attesta il livello dell'Ifo,
l'indice tedesco sulla fiducia delle imprese che rappresenta
uno dei principali parametri per tastare il polso alla
congiuntura europea.
SCENDERE IN DIFESA
Secondo Nilo in queste fasi è meglio anticipare i tempi e
tornare a posizionarsi su settori un po' più difensivi, come
per esempio quello dei beni di consumo o quello farmaceutico.
Peccato, però, che Piazza Affari non brilli troppo nella
diversificazione settoriale, nel senso che il listino risulta
sbilanciato su alcuni segmenti come quello finanziario oppure
l'energetico.
Ecco allora che, nella lista dei titoli preferiti dagli
esperti, sono le singole storie industriali a fare la
differenza, almeno per chi guarda al lungo periodo. I nomi? Il
consenso è praticamente unanime per il gruppo Unicredit, che
ha messo in cantiere un progetto di espansione internazionale
che darà realmente i propri frutti a partire dal 2007. Oppure
Eni che, nonostante abbia già viaggiato alla grande in Borsa
grazie alle quotazioni stellari raggiunte dal petrolio, sta
portando avanti un'intensa politica di investimenti in alcune
aree geografiche strategiche. E, prima o poi, ne raccoglierà i
frutti.
Le storie di ristrutturazione, o di allargamento del business,
sono all'ordine del giorno anche nel comparto assicurativo,
dove compagnie come Generali, Fondiaria-Sai e
Toro promettono anche di essere abbastanza generose sul
fronte dei dividendi, una caratteristica sempre molto
apprezzata dal popolo dei cassettisti di Piazza Affari.
Senza dimenticare alcune small e mid cap, cioè società a
piccola e media capitalizzazione, che stanno crescendo a ritmi
sostenuti e possono farlo ancora in futuro. Ecco alcuni
esempi: il gruppo calzaturiero Geox, che continua a macinare
ricavi e fatturato grazie a un'intensa innovazione di
prodotto. Oppure Ima, gruppo emiliano specializzato nella
produzione di macchine per l'imbustamento del tè e dei
medicinali, il cui titolo ha un andamento molto legato a
quello del comparto farmaceutico. Infine, sempre nel
medio-lungo periodo, la crescita in Italia del business delle
grandi opere dovrebbe senz'altro portare benefici ai titoli
delle costruzioni, come Impregilo.
di Andrea Telara
21 marzo
2006