stamane il secondo scrutinio

 

Oggi quattro votazioni. Dopo la prima fumata nera si cerca una sintesi tra gli schieramenti vicini a Ratzinger e Martini.

di Piero Fornara



Alle ore 20.04 di lunedì 18 aprile la prima fumata del Conclave: dopo qualche attimo di incertezza sul colore, è diventato evidente che si trattasse di una fumata nera. Quindi, al primo scrutinio, nulla di fatto per decidere il successore di Giovanni Paolo II. Da martedì 19 aprile il Conclave riprende con quattro votazioni al giorno, due la mattina e due nel pomeriggio: le fumate potrebbero avvenire intorno alle 12 e alle 19.

I cardinali votanti sono 115 in tutto, provenienti da 52 Paesi: tra gli aventi diritto al voto sono assenti per motivi di salute il filippino Jaime Sin e il messicano Alfonso Antonio Suarez Rivera. L'elezione del nuovo Papa avviene con i due terzi dei voti, computati sulla totalità degli elettori presenti, quindi servono 77 voti (infatti «nel caso in cui il numero dei cardinali presenti non possa essere diviso in tre parti uguali, per la validità dell'elezione del Sommo Pontefice è richiesto un suffragio in più»). Il rito dell'annuncio del nuovo Papa seguirà la tradizione secolare: ma questa volta, oltre alla fumata bianca dal comignolo che sovrasta la Cappella Sistina, si suoneranno anche le campane a festa le campane di San Pietro.

I Cardinali elettori si erano trasferiti nel pomeriggio nella residenza di Santa Marta, da dove hanno raggiunto la Cappella Sistina per l'inizio delle votazioni. Per la prima volta la tv ha trasmesso in diretta l'evento: la processione con il canto Veni Creator (l'invocazione allo Spirito Santo) e la chiusura della Cappella Sistina con l'«extra omnes» (fuori tutti), intimato dal maestro delle celebrazioni liturgiche monsignor Pietro Marini. Sempre lunedì mattina, nella Basilica di san Pietro, si era celebrata la solenne Messa «Pro eligendo pontifice». Il cardinale decano Joseph Ratzinger, concludendo l'omelia, ha chiesto «un nuovo pastore secondo il cuore di Cristo, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia».

Le disposizioni per l'elezione del nuovo Papa, che completano la normativa esistente e la tradizione, sono state stabilite dalla Costituzione apostolica «Universi Dominici gregis», emanata da Giovanni Paolo II nel 1996 . La zona del Conclave comprenderà anche Santa Marta, per cui i cardinali non saranno propriamente «sotto chiave». Da Santa Marta alla Sistina i cardinali potranno andare a piedi o utilizzando appositi pulmini. Tutti saranno comunque tenuti a rispettare sotto giuramento il segreto. Nella cappella Sistina non funzioneranno i telefoni cellulari. La «bonifica» di sicurezza dei due ambiti del conclave di Santa Marta e Cappella Sistina - ha spiegato il portavoce vaticano, Joaquin Navarro Valls - è stata fatta «accuratamente dai tecnici specializzati della gendarmeria vaticana». Non c'è un espresso divieto per Internet, ma sembra implicito, anche perchè i cardinali elettori «dovranno astenersi dal ricevere o inviare messaggi di qualsiasi genere al di fuori della Città del Vaticano, essendo fatto naturalmente divieto che questi abbiano come tramite qualche persona ivi legittimamente ammessa». In modo specifico è fatto divieto ai Cardinali elettori, per tutto il tempo della durata delle operazioni dell'elezione, di ricevere stampa quotidiana e periodica, di qualsiasi natura, così come di ascoltare trasmissioni radiofoniche o di vedere trasmissioni televisive.

Su questo atto solenne Giovanni Paolo II aveva meditato nel suo «Trittico romano», l'opera poetica pubblicata a marzo del 2003 dalla Libreria editrice vaticana, dove c'è un paragrafo dedicato al momento in cui i cardinali entreranno nella Cappella Sistina per scegliere il suo successore: «Proprio qui, ai piedi di questa stupenda policromia sistina, si riuniscono i cardinali - una comunità responsabile per il lascito delle chiavi del Regno. (...) Era così nell'agosto e poi nell'ottobre del memorabile anno dei due conclavi (il 1978, con l'elezione prima del cardinale Albino Luciani e poi del cardinale polacco Karol Wojtyla, ndr) e così sarà ancora, quando se ne presenterà l'esigenza dopo la mia morte. All'uopo bisogna che a loro parli la visione di Michelangelo».


18 aprile 2005

 
ilsole24ore.com

www.studioparisipresicce.it

top