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di Piero Fornara
Sulla sua tomba una semplice lapide con la scritta Giovanni Paolo II
1920-2005. Dopo il solenne funerale di venerdì 8 aprile, con una folla mai
vista, che più volte lo ha acclamato santo, la bara di papa Wojtyla è
stata portata in processione nelle grotte vaticane, per essere tumulata
nella cripta già di Giovanni XXIII (che, proclamato beato, ora riposa
nella Basilica di san Pietro). Una cerimonia a porte chiuse, senza
l'occhio mediatico delle tv che avevano trasmesso il funerale in tutto il
mondo, alla quale è stata ammessa solo la cosiddetta «famiglia pontificia»
e i prelati previsti dal cerimoniale.
Terminata la Messa esequiale, secondo un'antica consuetudine, per nove
giorni consecutivi si svolgono particolari celebrazioni dell'Eucaristia in
suffragio del Pontefice defunto, i Novendiali. Quindi comincia il Conclave
che dovrà eleggere il 265° successore di Pietro: la Congregazione dei
cardinali ne ha fissato l'apertura per lunedì 18 aprile. Come ha spiegato
monsignor Pietro Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche, il rito
dell'annuncio del nuovo Papa seguirà la tradizione secolare, anzi, oltre
alla fumata bianca dal comignolo che sovrasta la Cappella Sistina, «si
suoneranno anche le campane a festa, così i giornalisti lo potranno capire
meglio».
L'inizio ufficiale del Conclave scatterà dopo l' «extra omnes» (fuori
tutti) intimato da monsignor Marini. Le disposizioni per l'elezione del
nuovo Papa, che completano la normativa esistente e la tradizione, sono
state stabilite dalla Costituzione apostolica «Universi Dominici gregis»,
emanata da Giovanni Paolo II nel 1996 . La zona del Conclave comprenderà
anche il residence di Santa Marta, per cui i cardinali non saranno
propriamente «sotto chiave». Ma anche così non potranno avere contatti con
l'esterno, nè via telefono, nè via radio. Non c'è un espresso divieto per
Internet, ma sembra implicito, anche perchè i cardinali elettori dovranno
astenersi dal ricevere o inviare messaggi di qualsiasi genere al di fuori
della Città del Vaticano, essendo fatto naturalmente divieto che questi
abbiano come tramite qualche persona ivi legittimamente ammessa. In modo
specifico è fatto divieto ai Cardinali elettori, per tutto il tempo della
durata delle operazioni dell'elezione, di ricevere stampa quotidiana e
periodica, così come di ascoltare trasmissioni radiofoniche o di vedere
trasmissioni televisive.
La Casa di Santa Marta, rimodernata nella
seconda metà degli anni 90 per decisione di Giovanni Paolo II, farà parte
del «recinto» del Conclave e per la prima volta sarà residenza dei
cardinali elettori, ma le votazioni si terranno sempre nella Cappella
Sistina, come avviene fin dal 1492 (a parte qualche eccezione). Ancora nei
due conclavi del 1978 i cardinali, come accadeva da più di cinque secoli,
avevano avuto a disposizione soltanto le sale attorno alla Cappella
Sistina, alloggi di fortuna, scelti a sorte, spesso senza docce, né acqua
corrente e neppure servizi igienici in camera. Saranno ammessi anche
cerimonieri, confessori, due medici, infermieri, personale di servizio.
Questa volta ci saranno anche «persone di sicura fede e provata capacità
tecnica», che accertino che né nella casa, né nella Sistina «siano
subdolamente installati mezzi audiovisivi di riproduzione e trasmissione
all'esterno», cioè microspie o telecamere nascoste. È inoltre vietato
registrare, riprodurre e trasmettere voci, immagini o scritti all'interno
del Conclave.
I 117 elettori (nemmeno nel suo testamento Giovanni Paolo II ha reso noto
il nome del cardinale «in pectore») sono i cardinali che non hanno ancora
compiuto gli 80 anni. Nei due conclavi successivi alla riforma di Paolo
VI, che innalzò a 120 il loro numero, furono 111 nel conclave del 25
agosto 1978 (finora il più affollato della storia), che avrebbe eletto
Giovanni Paolo I e lo stesso numero (lo scomparso Luciani venne
rimpiazzato da Wright, ammalato ad agosto) in quello del 14 ottobre, dal
quale uscì Giovanni Paolo II. Tutti meno tre (accanto al decano del
collegio cardinalizio Joseph Ratzinger, gli altri due sono il cardinale
filippino Jaime L. Sin e lo statunitense William W. Baum, creati cardinali
da Paolo VI) sono stati nominati dall'attuale Papa.
Gli italiani con diritto di voto sono 20, ma più di cinquanta Stati di
tutto il mondo hanno cardinali elettori: 58 sono europei (Italia
compresa), 14 provengono dal Nord America, 21 dall'America latina, 11
dall'Africa, 11 dall'Asia, 2 infine dall'Oceania. Anche se una sensibilità
comune è innegabile, il collegio cardinalizio segue criteri diversi da
quelli continentali o nazionali: basta ricordare che c'erano solo due
polacchi tra i 111 cardinali che nel 1978 elessero Giovanni Paolo II.
Nell’intonazione del «Veni Creator Spiritus» con cui si apre il Conclave i
cardinali elettori hanno tradizionalmente identificato la garanzia di
libertà e di indipendenza del ministero petrino. La convinzione profonda
che sia lo Spirito Santo a guidare la Chiesa nei periodi di vacanza della
Sede apostolica non ha però impedito nel corso della storia ingerenze
politiche nella scelta del Papa.
Nel pomeriggio del primo giorno è previsto un solo scrutinio; nei giorni
seguenti due votazioni sia al mattino che al pomeriggio. L'elezione del
nuovo Papa avviene con i due terzi dei voti, computati sulla totalità
degli elettori presenti, quindi servono 79 voti (però «nel caso in cui il
numero dei cardinali presenti non possa essere diviso in tre parti uguali,
per la validità dell'elezione del Sommo Pontefice è richiesto un suffragio
in più»).
Soltanto in una fase successiva, se le votazioni precedenti non hanno
avuto esito positivo - per la precisione dopo 14 giorni e 34 scrutini
inutili - i cardinali possono decidere a maggioranza semplice come votare.
Lo prevedono le disposizioni della citata Costituzione apostolica del 1996
ai punti 62, 63, 74 e 75. Aboliti i modi di elezione detti «per
acclamationem seu inspirationem» e «per compromissum», i cardinali possono
procedere unicamente «per scrutinium», cioè con le normali schede di voto.
La nomina va comunque accettata: «Acceptasne eletionem de te canonice
factam in Summum Pontificem? (Accetti la tua elezione, canonicamente
fatta, a Sommo Pontefice?)», è la domanda che porrà il cardinale Joseph
Ratzinger, decano del collegio cardinalizio, all'eletto. Alla risposta
affermativa seguirà l'ossequio dei cardinali, ultimo atto del Conclave,
dopo che all'eletto sarà stata posta l'ultima domanda: «Quo nomine vis
vocari? (Come vuoi essere chiamato?)» gli chiederà il decano e il nuovo
Papa indicherà il nome che da quel momento in poi userà.
Il nuovo Papa indosserà la veste bianca e il primo dei cardinali diaconi,
il protodiacono, (il cileno Jorge Arturo Medina Esteves) annuncerà alla
gente riunita in piazza san Pietro: «Nuntio vobis gaudium magnum: Habemus
papam» (Vi annuncio una grande gioia: abbiamo il Papa).
8 aprile 2005 |