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di Luigi Accattoli
La consegnerà al nuovo Papa. Alcuni
cardinali avanzano dubbi sul grido della piazza: «Non tutto era spontaneo»
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CITTÀ DEL VATICANO - La lettera dei cardinali che chiede al futuro Papa di
«accelerare» per quanto possibile la beatificazione di Papa Wojtyla è
nelle mani del decano Joseph Ratzinger: sarà lui a consegnarla a quello,
tra loro, che verrà eletto. Della questione - nata dal grido popolare
«santo, santo» durante la «messa esequiale» di venerdì - non si è parlato
più ieri alla Congregazione generale dei cardinali: tutto è rimasto a
sabato, quando si decise di «rimettere» la questione al futuro Papa e i
più «caldi», nel desiderio di affrettare i tempi, proposero la
sottoscrizione di una lettera a lui destinata.
TANTE FIRME - Non sappiamo quanti l’abbiano firmata: la lettera era su un
tavolo e «chi voleva» la firmava. Alla fine il camerlengo Eduardo Martínez
Somalo l’ha consegnata al decano. Nessuno ha contato le firme. Le
indiscrezioni dicono che le firme erano «tante», ma «non tutte». Chi non
ha firmato non contesta l’idea della beatificazione di Giovanni Paolo II,
ma dubita della competenza della Congregazione dei cardinali - che è un
organo «provvisorio» - in questa materia e ritiene che non convenga fare
«alcuna pressione» sul futuro Papa.
INTERROGATIVI - Uno dei cardinali con cui abbiamo parlato ci ha detto: «Se
il futuro Papa sarà uno dei firmatari, vorrà dire che dovrà tenere fede
alla sua stessa firma? Se invece sarà uno che non ha firmato, dovremmo
aspettarci una resistenza di principio?». I cardinali sono del parere che
sul «fuoco» dell’attesa di una beatificazione per ottobre vada gettata
«molta acqua». Uno che se ne intende, per l’incarico che ha ricoperto,
afferma che non è «affatto verosimile» che il nuovo Papa, pur potendo
farlo, decida di «beatificare Giovanni Paolo II di propria autorità e in
tempi rapidissimi, dispensando dallo svolgimento di un regolare processo».
L’arcivescovo Nowak, segretario della Congregazione delle cause dei santi,
in un’intervista al Corriere della Sera di ieri aveva ipotizzato anche una
possibile data per la proclamazione: il prossimo ottobre, in occasione
della riunione a Roma del Sinodo dei vescovi.
PROCESSO - Il nostro interlocutore - che vuole mantenere l’anonimato: i
cardinali si sono impegnati a non rilasciare interviste - riconosce che il
nuovo Papa potrà certo affrettare i tempi, come ha già fatto per Madre
Teresa, e sollecitare una «corsia preferenziale» per la trattazione della
causa, «ma il processo previsto dalla legge non è verosimile che venga
saltato». Tra i cardinali si fa strada l’idea che il grido della piazza
non fosse «del tutto spontaneo». Gli striscioni con la scritta «santo
subito» erano stati già visti in più punti dell’interminabile fila fatta
per tre giorni dalla gran folla di quanti volevano «rendere omaggio» al
corpo del Papa. Il giorno delle esequie, poi, quegli striscioni erano in
più piazze di Roma: «Dunque non tutto era spontaneo».
POLONIA CAUTA - Pare che l’«organizzazione» degli striscioni e del grido -
se c’è stata - non sia venuta dai polacchi. Dichiarazioni realistiche sono
venute ieri da Varsavia. Il primate Glemp ha detto che il Papa polacco «è
già santo» e il processo per la beatificazione «prima o poi» si farà.
L’arcivescovo Jozef Michalik, presidente della conferenza episcopale,
considera «poco probabile» che il processo possa «iniziare» il prossimo
ottobre.
12 aprile 2005
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